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I Martedì di San Domenico
Salvaguardia dell'ambiente - 2
La bellezza del creato
Un pittore, uno scienziato, un teologo: sono tre i percorsi che questa serata ha proposto per riflettere sulla bellezza dell'ambiente naturale, congiungendosi idealmente a quella del 2 marzo scorso (cf. I Martedì n. 283, pp. 58-59). Per il pittore Antonio Saliola, il "paziente pellegrino del sogno" (come lo definisce Antonio Faeti) hanno parlato le sue opere, esposte lungo tutto il perimetro del Salone Bolognini che da esse è stato trasformato, ancora una volta, in rigoglioso giardino. Il fisico e meteorologo Franco Prodi ha svolto il proprio compito di esemplificare le responsabilità della scienza nella salvaguardia dell'ambiente e della sua bellezza ponendo il "caso" del clima: è stato caratterizzato, da che esiste la Terra, da oscillazioni di piccolo e di grande ciclo (come abbiamo appreso dal carotaggio dell'Antartide), e ciò a causa dei tanti elementi che lo influenzano, tra i quali rientrano anche variazioni della composizione dell'atmosfera, che dipendono a loro volta sia da cause naturali, sia da cause antropiche, come il consumo di energia, che dal Settecento a oggi è cresciuto di cinquanta volte. E dunque, ha concluso Prodi, invece di porre al centro delle decisioni di politica internazionale il cambiamento climatico, di cui alla fin fine sappiamo assai poco, non sarebbe il caso di concentrarsi sul degrado delle matrici ambientali - acqua, aria, suolo, rifiuti -, di cui sappiamo quasi tutto? Da ultimo, il teologo Simone Morandini si è incaricato di proporre una vera e propria mistagogia del creato, ciò che ha fatto attraverso tre sguardi che sono anche un percorso trinitario, dal Padre creatore, al Figlio crocifisso, allo Spirito Santo che viene a rinnovare l'intero creato. Dapprima dunque la contemplazione che si lascia rapire dalla bellezza della creazione: come fa al termine di ciascun giorno lo stesso Creatore, secondo il racconto di Genesi 1: "e Dio vide che era cosa buona"; come ci insegna a fare l'intera Scrittura, con la sua estetica teocentrica; e come la ritroviamo nello stesso Cantico di Francesco d'Assisi, non meno che, talora, nella scienza contemporanea. Poi la percezione della negatività, del creato che si fa minaccioso: e anche questo ce lo insegna prima di ogni altro la Scrittura, quando narra di Giona e di Giobbe, e quando con Paolo ci presenta la creazione protesa verso una liberazione che ancora non si dà, anche a causa del degrado cui l'uomo stesso è capace di condurla. E infine una creazione di cui affermare la bellezza nonostante tutto, come appare sovente nei Salmi. Di essa bisogna riconoscere la provvisorietà, la parzialità, proprio il suo essere ancora in compimento: come in Noè salvato dal diluvio, e come promesso dall'immagine della nuova Gerusalemme, una sposa adorna per il suo sposo.
Guido Mocellin


