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I Martedì di San Domenico
La nuova Bibbia di Gerusalemme
Era mancato dai "Martedì" da quando si era concluso il suo mandato di direttore del Centro San Domenico, ma in questo mese di aprile è ritornato per ben due volte da protagonista nel salone Bolognini, accolto dall'affetto e dalla stima dei tanti amici bolognesi: parliamo di fra Paolo Garuti, che dopo aver guidato l'incontro-ritiro prepasquale "Processo a Gesù" (7 aprile), col prof. Paolo Puddu e il quartetto musicale Quasar, questa sera è di nuovo dietro alla grande cattedra per "una grande emozione": presentare la Bibbia di Gerusalemme in occasione della pubblicazione, presso le Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), della nuova edizione italiana; accanto a lui siede infatti il direttore editoriale delle EDB, p. Alfio Filippi. Una grande emozione perché per Garuti parlare della Bibbia di Gerusalemme è parlare della domenicana École biblique et archéologique fran栩se, che si trova appunto a Gerusalemme e dove lui stesso per dodici anni (e tuttora vi ritorna per lunghi periodi) ha vissuto e ha insegnato: due aspetti inscindibili, dato che "fare scuola nel concreto della Scuola biblica, ancora oggi è fare scuola completamente. Scuola nel senso antico del termine, comunità di persone che cercano, vivono, mangiano e pregano assieme, condivisione di idee, di parole, di studi, di sentimenti e di delusioni; convivenza tra diverse generazioni, e non solo tra frati?". Ecco dunque che per presentare questa opera, entro la quale egli si è occupato della Lettera agli Ebrei, a fra Garuti bastano le due parole del titolo: Gerusalemme e Bibbia. "Gerusalemme", nel titolo di questa Bibbia, significa, oltre che richiamare la Scuola, evocare un mito ("chi prendeva in mano la Bible de Jérusalem doveva sentire di essere idealmente trasportato là dove Dio, per tutte e tre le grandi religioni monoteistiche, è entrato in contatto con l'umanità"), ed evocare un crocevia: "Oriente e Occidente, fertile e deserto, città e lande?". E "Bibbia" vuol dire libro e vuol dire libri: valori ed esperienze religiosi scritti e messi per iscritto, "un Dio che si gioca in parola umana di filosofi e scrittori con i quali, attraverso la storia, la filologia, l'archeologia, la geografia, va cercata una consonanza, che non si raggiunge mai del tutto?". A padre Filippi rimane da raccontare la ricca avventura editoriale che si cela dietro la Bibbia di Gerusalemme, in tutto il mondo e segnatamente in Italia: dall'iniziale pubblicazione francese di ciascun distinto libro biblico, alla decisione (1956) di farne un volume unico e alle tante traduzioni; dalla prima edizione italiana (EDB, 1973), con la scelta, dettata dalla riforma liturgica conciliare e dai nuovi lezionari, di abbinare il commento della Bible de Jérusalem alla traduzione italiana ufficiale predisposta dalla CEI per l'uso liturgico, a quella attuale (2009), che coincide con la revisione dei lezionari conclusa dalla CEI nel 2007. "Avere messo a disposizione del popolo cristiano un commento continuo integrale alla Bibbia è stato il modo migliore per aiutarlo a vivere in pienezza la liturgia. La Bibbia di Gerusalemme infatti è un commento alla Bibbia fatto usando la Bibbia stessa, mettendo in rapporto un libro con l'altro", grazie non solo alle introduzioni, ma soprattutto ai rimandi paralleli che corrono a lato del testo e alle numerose note tematiche che prendono una parola e ci accompagnano a incontrarla lungo tutta la Scrittura. Perché "la Bibbia è qualcosa che nasce, vive, cresce e va interpretata dentro alla comunità vivente, e prima di tutto dentro la liturgia".
Guido Mocellin
http://www.youtube.com/watch?v=8ctuXSxfzHg


