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Storia e ambiente
La Gerusalemme reinventata
Nel 1141, l'inuentio aveva alle spalle un lunga storia: nel mondo antico non si scavavano parcheggi, si costruivano città spianando le rovine della precedente; non si davano a custodia i danari, tutto si nascondeva sotto terra; nei sepolcri si addobbavano i morti come per un matrimonio. Costantino imperatore, che a Roma non aveva potuto permettere si costruissero basiliche cristiane nel Foro, ma in periferia, ed ancora non aveva completato la sua ciuitas christiana a Bisanzio, aveva "ritrovato" la Gerusalemme di Gesù sotto le fondazioni dei templi di Adriano: scoperta del Santo sepolcro, inuentio crucis, riemergere delle sante tracce di Cristo dal suolo pagano.
Il mito dell'inuentio accompagna la cristianità, fra sogni e prodigi, alla ricerca dei corpi di santo Stefano e san Marco; poi si trasferisce ai limiti dell'occidente, ove riposa san Giacomo.
Dal 1118, per volontà di Gelasio II, la Chiesa di Bologna è sottomessa a Ravenna e mal tollera il giogo: il Comune sta acquistando coscienza del suo ruolo. Appunto al 1141 risale il manoscritto di un monaco anonimo che narra l'inuentio delle reliquie di san Petronio e d'altri eroi della fede presso la chiesa detta Gerusalemme (Santo Stefano) in una cappella della Croce, chiamata Calvario. Immediata l'identificazione, in tempo di crociate e di pellegrinaggi. La ciuitas comunale si riconosce nel sogno della ciuitas Dei, nuova Gerusalemme.
Il mitologumeno dell'inuentio non si arresterà a Bologna, ma accompagnerà i cristiani in ogni conquista di nuove terre promesse, fino all'estremo occidente.


