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I Martedì di San Domenico
Che Natale sarà?
Intervistato da fra Paolo Garuti, che con alcune articolate domande sollecita una disamina dello stato delle cose in città, Sergio Cofferati, Sindaco di Bologna, inizia spiegando che nell'immediato futuro sussistono elementi di incertezza, per le note difficoltà materiali di parte della popolazione (simili del resto in tutte le grandi città): a queste persone il Natale dovrebbe portare, oltre a condizioni materiali per un miglioramento, anche una nuova considerazione di un diritto dimenticato, il diritto di cittadinanza (voto=atto più alto di partecipazione a una comunità). La tradizione bolognese di generosa ospitalità fa d'altronde sperare in un Natale abbastanza sereno anche per chi vive precariamente.
Bologna è interessata da processi profondi: qui tutto accade più in fretta e in forma più consistente che altrove. Contraddizioni comprese: si vive più a lungo (anche per la qualità della vita) e si fanno meno figli. Ma se, da una parte, occorre evitare la strettoia della solitudine aiutando gli anziani a restare in un complesso articolato di relazioni sociali, dall'altra non bisogna sottovalutare il recentissimo incremento di natalità per 4/5 determinato da stranieri residenti. Si tratta infatti di bambini nati nella nostra città, molti dei quali vivranno qui. Ecco quindi che è indispensabile disporsi sempre più a interpretare la diversità come ricchezza, e offrire agli stranieri l'occasione di condividere le regole.
Il problema dei giovani e il fantasma del '77. Chi ha fatto il '68 da "ribelle" e ha avuto la fortuna di vivere in una famiglia solida e insieme aperta alla discussione, sa che quello che vale in una famiglia può valere in una comunità: offrire massima disponibilità al confronto e indicare con fermezza i confini della relazione. Questo non dovrebbe portare a eccessive tensioni o rotture. Semmai si può temere l'imitazione, il giovanilismo di superficie che qualcuno può assecondare per opportunismo. Bisogna combinare l'ascolto e la proposta (negli ultimi anni troppi studenti se ne vanno subito dopo la laurea). La ricchezza culturale della città è effettivamente poco promossa: una certa pigrizia e un certo fastidio per i turisti favoriscono una sottovalutazione delle risorse (complesso di Biblioteche quasi unico al mondo, Cineteca più importante d'Europa, 40 musei). Tempo fa, un protocollo con Firenze per promuovere insieme attività culturali ha fornito una nuova direzione: non più pensarsi solo in rapporto con la via Emilia, rompere i confini stretti, guardare lontano (prossimo passo: verso Ferrara, in direzione di Venezia). Fra un anno, tra l'altro, avremo la più grande Galleria d'Arte Moderna italiana. Occorre rompere gli attuali assetti istituzionali per trovare una nuova unità su dimensioni diverse: proiettare Bologna fuori dai suoi confini, riportarla alla centralità europea dei secoli passati (e l'Europa può uscire dallo stallo proprio facendo affidamento sulla rete delle città).
La sbrigatività decisionale, oggetto di recenti polemiche, alternata a un ascolto fin troppo silenzioso (secondo alcuni). La questione è doppia: da una parte affrontare la responsabilità con un processo lungo nella definizione della scelta e nella consultazione e rapidissimo nell'esecuzione (sarebbe un buon domenicano, osserva fra Garuti), dall'altra affrontare l'emergenza senza indugi e senza fraintendimenti. Per garantire infatti solidarietà e affetto ai più deboli occorre essere rigorosi anche con i deboli che sbagliano.
Bologna trampolino per altri palcoscenici? No, Bologna punto di arrivo. Molti non ci credono, ma la prospettiva auspicata/sognata dopo la fine del mandato sarebbe il ruolo di sovrintendente di un teatro lirico. Bologna laboratorio? In Italia non ci sono due territori che abbiano condizioni identiche. Nessuna città, nemmeno Bologna, dovrebbe candidarsi a laboratorio.
Sotto l'albero, dunque, sarebbe augurabile trovare soprattutto serenità: una serenità fattiva e dialettica, il più possibile attenta ai chi è in difficoltà, una serenità mai dimentica di problemi e problematiche, ma serenità.


