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I Martedì di San Domenico
Gli orizzonti d'Europa, dal mito alla realtà - 1
Europa fra Oriente e Occidente
Salutato da Valeria Cicala, che sottolinea la continuità CSD del discorso sull'Europa (iniziato nell'ottobre 2000 con una conferenza dello stesso Prodi), e introdotto da fra Paolo Garuti o.p., che pesca dal cappello dei ricordi comuni un faticoso ma prezioso corso di economia politica ai giovani studenti domenicani e, parecchi anni più tardi, l'inaugurazione di una Biblioteca a Gerusalemme (la Città del Libro), Romano Prodi, Presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004, apre una riflessione sui nuovi orizzonti dell'Europa, non prima - però - di aver ricordato lo straordinario esempio di padre Casali, che costituiva la saldatura, la zona franca della città di Bologna e a cui dobbiamo profonda gratitudine per questo ruolo di grande dialogante, nonché di instancabile proponente di temi decisivi, quali appunto la nuova Europa.
Prima di tutto: siamo abituati a considerare le istituzioni internazionali come agenti che non incidono veramente nella Storia, e dunque a dar loro poco credito. Ma l'Unione Europea, in questi decenni, ha messo in moto un esperimento inedito nella Storia dell'Umanità, un cambiamento del concetto stesso di "sovranità", un modello di cooperazione tra Stati diversi che costituisce forse il fatto più innovativo degli ultimi secoli. In pratica, già oggi siamo portatori di una "doppia cittadinanza", e ciò che questo comporterà è in buona parte ignoto, perché non ha precedenti. Una delle conseguenze molto concrete è comunque il mutato rapporto con l'Est, favorito e accelerato dal crollo dell'Impero sovietico: l'allargamento a 10 nuovi Paesi (più esteso e più rapido di quanto si prevedesse solo sei anni fa) è già una realtà e porterà con sé un'ulteriore apertura ai Paesi dei Balcani. Il che ribadisce la "novità" assoluta dell'UE come istituzione di riferimento: giacché per molti di questi Paesi (un esempio fra tutti: la Bosnia) la prospettiva di entrare nell'UE è l'unico strumento efficace per avviare una soluzione dei conflitti interni. Ed è questa eccezionale occasione di pace che ha prodotto anche la "dottrina del vicinato", per cui si offre oggi a tutti i Paesi confinanti (dalla Russia al Marocco) la possibilità di un'equiparazione totale delle relazioni con i Paesi membri UE, a eccezione della partecipazione alle istituzioni. Tale enorme sforzo di apertura (confortato già ora dalla crescita economica impetuosa dei nuovi membri e dal coordinamento delle Polizie che garantisce maggiore sicurezza interna) comporta ovviamente una serie di problemi delicati (il mescolamento delle lingue, l'adeguamento faticoso a standard non da tutti riconosciuti, la sensibilità non omogenea sulle tematiche europee) che andranno affrontati con attenzione ma con immutata convinzione nella bontà del cammino intrapreso. Anche il rapporto con l'Ovest, e in particolare con gli Usa, pur con le notevoli dissonanze generate dalla guerra in Irak, non ha mai incrinato l'idea di cooperazione Usa-UE (pur se va ammesso che, per il momento, il "miracolo" della moneta unica non ha un corrispettivo nell'instaurazione di un esercito comune e dunque di una politica estera comune). La grande vocazione dell'UE quale paladina degli accordi internazionali va in ogni caso tenacemente coltivata, in considerazione anche dell'assoluta, enigmatica novità rappresentata dalla Cina (un fenomeno con dimensioni e velocità imprevedibili). Quali le urgenze attuali? 1. l'Ucraina, che ha evitato per un soffio la guerra civile e ora guarda al progetto triangolare Usa-UE-Canada con una speranza che non possiamo deludere; 2. il Mediterraneo, i cui Paesi si sono sentiti trascurati dall'improvvisa apertura a Est e che mantiene una grande concentrazione di tensioni (non solo in Terra Santa), ma che è destinato a ritornare il centro del mercato internazionale, e dunque un "mare aperto"; 3. la Turchia, la cui posizione strategica (sostenuta fortemente dagli Usa) e il cui statuto di grande nazione islamica rendono insieme necessaria e problematica l'inclusione, che era già prevista negli anni '60 e che va però perseguita con prudenza, senza chiudere la porta ma salvaguardando la gradualità del processo. Questa nuova miscela Est/Ovest Nord/Sud vedrà l'Italia giocare un ruolo geopolitico particolarmente importante. È dunque più che mai auspicabile che non ci chiudiamo troppo sui nostri problemi, che ci "sprovincializziamo" (soprattutto nell'educare le nuove generazioni), per non finire tristemente ai margini della Storia.
Interrogato infine sulle "radici cristiane", Prodi risponde che la chiusura di Francia, Belgio e alcuni Paesi scandinavi era tale che risultava impossibile anche solo discuterne; però l'articolo 52 (ex 51) offre garanzie impeccabili per la pratica religiosa e per la partecipazione delle Chiese alla vita pubblica; inoltre i principi della Costituzione Europea sono in massima parte ispirati ai principi cristiani.


