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Mar, 18/03/2008

I Martedì di San Domenico

Un raggio di sole in San Domenico

L'eccezionale scoperta di una meridiana del '500

 

Sul finire del Cinquecento non c'era Internet e per sapere qualcosa della gnomonica avremmo dovuto trovarci dalle parti di San Domenico a Bologna, bussare alla porta del Convento e chiedere del famoso fra Egnazio Danti, matematico, astronomo e gnomonista (appunto!) da poco trasferitosi da Firenze. Oggi basta un clic, ed ecco decine di siti pronti a rivelarci che la gnomonica è l'arte di realizzare orologi solari, e che lo gnomonista è sia "lo studioso di gnomonica teorica, della sua storia", sia "l'artista che realizza esemplari di orologi solari". Ma anche oggi sarebbe stato sufficiente passare dalle parti di San Domenico a Bologna, una sera di marzo, per sentire un bravo e appassionato gnomonista contemporaneo, Giovanni Paltrinieri, raccontare, insieme all'architetto Carlo De Angelis e allo storico dell'arte Antonio Buitoni (tutti e tre del "Comitato per Bologna storica e artistica") della singolare "vocazione" del succitato domenicano Egnazio Danti: quella appunto di misurare il tempo attraverso il sole, cioè di costruire meridiane. Intervallati dall'esecuzione di musiche tardorinascimentali e barocche, proposte dal Coro San Domenico sotto la direzione di Antonella Guasti, i tre studiosi hanno infatti raccontato ai presenti di essere da poco venuti a conoscenza dell'esistenza di una singolare apertura circolare, di 1 metro e 36 centimetri di diametro, praticata sulle volte quattrocentesche della basilica di San Domenico, del tutto invisibile al visitatore perché le attuali volte costruite nel Settecento sono più basse, di aver compiuto i necessari accertamenti e di aver concluso che si tratta di un'opera che non può che risalire alla seconda metà del Cinquecento, e che certamente è da attribuire al Danti. Egli, utilizzando l'attiguo spigolo del campanile, attraverso tale apertura faceva proiettare i raggi luminosi sul pavimento della chiesa, e in tal modo realizzò una singolare e finora del tutto sconosciuta meridiana. Non fu del resto l'unico strumento con cui contrassegnò la sua permanenza a Bologna: oltre ad aver tracciato la prima meridiana all'interno della basilica di San Petronio, alcune decine di anni prima che venisse realizzata quella del Cassini che ancora vediamo oggi, ne realizzò una anche nella sala della Consulta del Convento domenicano, mentre costruì un anemoscopio sul muro esterno della biblioteca. Si deve dunque anche al Danti se Bologna ha potuto definirsi "capitale della misura del tempo", come recita il titolo della bella esposizione realizzata nella Sala museale del Baraccano, a poche centinaia di metri da piazza San Domenico, dall'1 al 14 marzo scorsi, e diretta dallo stesso Giovanni Paltrinieri.
Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Paltrinieri Giovanni
De Angelis Carlo
Buitoni Angelo
Coro San Domenico

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