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Mercoledì all'Università
Umanesimo e mistica.Per una nuova politica
attualità di Alberto Marvelli
Chiunque si sia interessato alla vita di Alberto Marvelli, racconta la moderatrice Michela Conficconi, lo descrive come una figura esemplare sia nel privato, come testimoniano gli amici di allora dell'Azione Cattolica, sia nel pubblico, al punto da essere apprezzato anche dagli avversari politici, in tempi di lotte politiche molto più aspre delle nostre. Ma quanto di questa lezione è valido ancora oggi? C'è un messaggio profondo che va oltre la diversità delle epoche storiche? Piergiorgio Grassi, docente di Filosofia delle Religioni all'Università di Urbino, illustra la profondità della personalità di Alberto Marvelli a partire dal suo modo di reagire agli eventi che si trova ad affrontare. Un capitolo fondamentale della vita di Marvelli è il periodo della Resistenza. Fu per quella generazione un momento di grandi decisioni e il fratello di Alberto diviene uno dei capi della brigata "Fratelli di Dio" (raccontata anche da Giorgio Bocca). In quel frangente la scelta di Marvelli è diversa, non violenta, ma non per questo meno attiva: come ingegnere entra nella TOD, l'organizzazione militare tedesca che costruiva fortificazioni lungo il fronte di guerra sfruttando manodopera italiana e una volta all'interno si prodiga per impedire le deportazioni. Fornito di lasciapassare, trasmette informazioni al CLN finché non viene scoperto e sfugge alla deportazione solo grazie ad un bombardamento aereo che blocca il treno nel quale era prigioniero. Dunque una partecipazione alla Resistenza sotto forma di aiuto costante alle persone (sfollati, prigionieri di guerra), una resistenza nella solidarietà, una resistenza alla disperazione. Quali erano le ragioni del suo ideale umano e civile? Qual era l'origine di quell'ideale di "amicizia civile" che lo animava nel rapporto con gli altri, che lo portava persino a scontrarsi con i compagni della Resistenza, quando volevano abbandonarsi a vendette private contro i collaborazionisti del regime? Certamente la sua personalità traeva forza da un profondo misticismo, un rapporto intenso e personale con la preghiera, fino al punto di abbandonarsi nella contemplazione del crocefisso. Dal pensiero della Passione di Cristo riceveva la spinta ad agire, perché nel suo intimo lo percepiva come il Dio che soffre ogni volta che l'uomo non realizza pienamente la sua umanità, ogni volta che i pensieri mondani lo distolgono da un cammino di salvezza e di riconciliazione che diventa anche, sul piano civile, un cammino di impegno. In questa concezione, che era già stata espressa da Pascal e che Marvelli avvertiva nel suo abbandonarsi in preghiera, Dio smetterà di soffrire solo quando l'uomo supererà le sue contraddizioni e il suo dolore. Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all'Università di Bologna, analizza quegli aspetti del pensiero di Marvelli riscontrabili nell'ultima fase della sua vita, quella dell'impegno politico, che fanno riflettere sugli errori storici e sugli schemi di pensiero di cui risentiamo ancora oggi. Quando decise di entrare nell'amministrazione comunale, Marvelli aveva già letto alcuni scritti di Jacques Maritain, esponente principale del personalismo del '900, e fu tra i primi a metterne in pratica i principi. Secondo questa corrente di pensiero era necessaria sul piano civile una rivalutazione dei concetti di Persona, Democrazia e Fraternità per superare il contrapporsi delle grandi ideologie che in quegli anni si stavano spartendo il mondo. L'idea politica fondamentale era quella di seguire una terza via orientata al bene comune, di fronte agli opposti estremismi che pretendevano di essere il bene totale. Così una società fondata sulla persona può superare la contrapposizione di individualismo e comunitarismo (che allora prendeva il nome di collettivismo) perché riconosce il valore della relazione umana, ciò che rende l'individuo una persona e la comunità un'insieme di persone. Allo stesso modo una democrazia intesa come sistema di valori e non come semplice procedura permette di trovare il giusto equilibrio tra libertà individuale e giustizia sociale, che altrimenti sarebbero antitetiche. Rientra in questa definizione l'idea marvelliana di "amicizia civile", un'interpretazione della democrazia che va molto oltre quella di "metodo di aggregazione", che prima o poi porterebbe all'instaurarsi di un'oligarchia di comando (come già anticipato da Aristotele). In quest'ottica diventa necessario recuperare il senso originario del principio di fraternità, quello entrato nella cultura europea con il francescanesimo, perché faccia da ponte tra solidarietà e sussidiarietà, concetti che da soli sarebbero riduzionisti: una società unicamente solidale non rispetterebbe la dignità dell'uomo, mentre una società unicamente sussidiaria non ne rispetterebbe i diritti universali. Soltanto una società fraterna potrebbe andare oltre il principio di tolleranza, che pure è stato una conquista per le società moderne, e riconoscere che non solo l'altro deve essere accettato, ma è nell'incontro con gli altri e proprio grazie all'esistenza degli altri che l'individuo può esprimersi al meglio. Dunque questa visione della politica e della società, già portata avanti da Alberto Marvelli, salva l'uomo dal doppio pericolo di considerarsi un prodotto delle circostanze storiche, che lo porterebbe al nichilismo, e dal credersi del tutto autosufficiente, senza possibilità né bisogno di rapporto con gli altri, il che si chiamerebbe solipsismo. E' qui allora che sta l'eredità di Marvelli, essere stato in ogni momento della sua vita una grande testimonianza di impegno contro il nichilismo e contro l'egoismo, avendo sempre seguito la via della speranza. E la speranza è il messaggio che maggiormente bisogna ricordare, perché è alla base di qualsiasi cosa l'umanità voglia costruire.
Alessandro Parise


