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Mar, 07/03/2006

I Martedì di San Domenico

Tecnologie e futuro

Patto o contrasto fra generazioni?

 

Gabriele Falciasecca, che insegna Microonde a Bologna e presiede la Fondazione Marconi, nota che la nuova abilità tecnica produce un'indubbia forza acceleratrice (il telefono si è diffuso in un secolo, il cellulare in dieci anni) e che tale accelerazione rende necessario un proporzionale aumento di senso della responsabilità. Domanda: la nostra eredità tecnologica sarà positiva o negativa? la tendenza in atto è di produrre più opportunità o più problemi per le future generazioni? L'interazione con la politica e con l'economia sembra oggi spingere le tecnologie a privilegiare i risultati a breve periodo, ma è evidente che bisogna prima o poi riorganizzare un sistema orientato alla creazione di un valore più duraturo. L'Italia, in particolare, che ha un patrimonio straordinario di conoscenze e competenze, deve trasformarlo in proposta innovativa (di cui ci sono già alcuni buoni esempi in Emilia-Romagna). È vero: come Internet ha il suo "lato oscuro" (virus, pedofilia etc:) così anche il complesso delle nuove tecnologie presenta notevoli contraddizioni. Ma tutte le grandi invenzioni furono largamente impreviste e imprevedibili: molti dei problemi che oggi ci si profilano davanti potrebbero trovare una soluzione in qualcosa che appunto non immaginiamo. Dunque è opportuno e insieme doveroso impegnarsi costantemente a investire in attività di ricerca.
Vincenzo Balzani, che insegna Chimica generale e inorganica a Bologna, paragona la Terra a un'astronave che viaggia nell'Universo, un'astronave che si popola sempre di più (8 miliardi tra vent'anni, 10/12 a fine secolo) e che necessita di patti per non esplodere o naufragare o estinguersi. Problema: non esiste un patto tra generazioni, ma neppure tra contemporanei. C'è chi sostiene che le tecnologie non ci fanno diventare più buoni e invece rendono addirittura il mondo più fragile - per via di quella grande asimmetria delle leggi naturali (S.J. Gould) secondo cui occorre molto tempo per costruire e poco tempo per distruggere. Le fonti energetiche, per esempio: da una parte sono in rapido esaurimento e consumate in maniera fortemente disparitaria, dall'altra il loro utilizzo provoca gravi danni all'ambiente (stiamo consumando più di quanto la Terra è in grado di rigenerare). In un mondo con risorse limitate i consumi non possono crescere all'infinito (si veda solo l'enorme difficoltà di smaltire i rifiuti). Due patti sono indispensabili: 1. consumare di meno; 2. concentrarsi su ricerca di energie alternative. È comprensibilmente difficile rinunciare a quello che si ha già, ma i dati parlano chiaro e bisogna far presto, o l'astronave farà una brutta fine.
Paolo Rossi, professore emerito di Storia della Filosofia a Firenze, dissente in parte dalla visione apocalittica e raccomanda prudenza nelle valutazioni (le cose di cui devo aver paura non sono mai quelle che prevedevo). Nella Storia non si ha memoria di epoche tranquille, le epoche sono sempre state mostruosamente problematiche: già noi siamo tutt'altro che angeli, e in più i problemi ci sembrano insolubili, il futuro assai incerto. La tecnica è fondamentalmente un rimedio all'andamento naturale. Il fatto è che noi non accettiamo che la Natura segua il suo corso, ma poi ci preoccupiamo degli effetti (perfino Darwin si era posto il problema: non sarà pericoloso salvare persone che altrimenti morirebbero?). Di qui il primitivismo, il mito del buon selvaggio etc. Il nuovo ci spaventa ma le cose sono nuove sempre, il nuovo non è nato ieri. E le previsioni hanno quasi sempre mancato il bersaglio, così come le critiche alle nuove teorie spesso erano figlie di fatali errori di prospettiva. Il labirinto è dunque un po' la sintesi dell'ambivalenza delle tecniche (la stessa persona ha creato il labirinto e suggerito l'utilizzo del filo). Una cosa è certa: la tecnica non ha nulla di innocente. Ma a Rousseau si potrebbe domandare: c'è qualcosa di innocente nella Storia umana?

 

Partecipanti: 

Balzani Vincenzo
Falciasecca Gabriele
Rossi Paolo

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