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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 25/02/2003

I Martedì di San Domenico

Quale educazione per una società accogliente?

Maurizio Malaguti, per il CSD, apre la serata consegnando a don Paolo Serra Zanetti la tessera ad honorem del Centro. Un gesto che riconosce in don Paolino ("meraviglia" della nostra città, esempio di intelligenza e di bontà) non solo l'insigne studioso ma soprattutto il testimone del Vangelo, il "suo farsi generosamente tutto a tutti", l'aprirsi senza riserve a chiunque chieda accoglienza, "icona dell'amore, che non giudica ma accoglie, fa crescere e benedice".
E proprio di accoglienza e di educazione sono chiamati a parlare i relatori, saggiamente introdotti da Gian Lorenzo Massa, che ricorda i criteri di rispetto e reciprocità, e propone anche un confronto (maleducazione dei giovani d'oggi / buona educazione delle generazioni passate: perché allora non si sono evitati gli orrori del XX secolo?) cui forse rispondono - parzialmente e indirettamente - i relatori che lo seguono.
Stefano Costa, psichiatra infantile e direttore di "Proposta Educativa", parla dell'esperienza Agesci (con la cui collaborazione è organizzata la serata) e chiarisce che lo scoutismo ha nel suo dna costitutivo l'apertura all'altro e l'accoglienza, tant'è che ben tre dei dieci articoli della "legge scout" si riferiscono apertamente a esse. In particolare, il patto associativo del '99 impegna gli scout italiani all'accoglienza di ragazzi di altre religioni e all'impegno là dove prevalgono marginalità e sfruttamento. Due attenzioni poi possono coinvolgere anche i non-scout: stabilire sempre percorsi che siano validi per tutti, a prescindere dalle caratteristiche e dagli handicap, e considerare che in ognuno, qualsiasi cosa faccia, c'è almeno un 5% di buono, sempre. Se non lo si vede - questo 5% - bisogna cercarlo, perché c'è. Autoeducazione il termine-chiave: importante è che il ragazzo sviluppi le sue potenzialità in relazione al gruppo, che sia protagonista nella specialità che ha scelto. Costa testimonia delle attività di fratellanza internazionale tra scout come strumento concreto di pace e infine rammenta la necessità di avere un "progetto", di riuscire a immaginare un futuro per i giovani che ci stanno vicino: progettare un futuro insieme, sperare con loro è il grande obiettivo educativo.
Claudio Picco, che rappresenta il Sermig in sostituzione di Ernesto Olivero (impegnato in una delicata missione diplomatica in Iraq), illustra brevemente l'attività di questo "Servizio missionario giovani" che in quarant'anni è intervenuto in Polonia, Libano, Ruanda, Somalia, Serbia, Kosovo, Romania, Madagascar e ovunque non fosse di moda intervenire. Impegnato attualmente soprattutto a San Paolo del Brasile e ad Amman in Giordania, Sermig ha nella sede di Torino un grande "arsenale della pace" in cui trovano accoglienza persone di 105 nazionalità diverse. E proprio la consapevolezza, la comprensione della mondialità, che fa parte ormai del nostro quotidiano, può e deve essere viatico per un'educazione vera. Ciò che accade in questi anni non è un mondo che ci sta piovendo addosso dal nulla, c'era già, ci eravamo già dentro, e dunque guardarlo e non girare la testa è un modo per costruire la pace, giorno dopo giorno. La cultura dell'accoglienza deve passare attraverso la commozione: dobbiamo scardinare il nostro cuore duro. Il problema dei giovani (la cui lista per morti da "sballi" vari sembra un vero e proprio bollettino di guerra) è innanzi tutto trovare un ascolto: a Torino, il 5 ottobre, 100.000 giovani hanno potuto raccontare quello che vogliono, che sperano, che immaginano. "Stare con" è l'accoglienza: con i giovani, con i bisognosi, con tutti i tipi di stranieri.
Don Giovanni Nicolini, direttore della Caritas di Bologna, concentra le sue riflessioni intorno al tema del "forestiero": già gli Ebrei erano il popolo straniero per eccellenza, una condizione che i Cristiani hanno ereditato, sviluppando la convinzione di essere pellegrini in questo mondo (lo stesso parroco è "pellegrino" e la parrocchia una "quasi casa", una "tenda"). Alla base della cultura ebraico-cristiana c'è un'ipotesi di perenne peregrinazione. E allora il vero pericolo, per la nostra cultura, può essere questo: passare da una "cultura della minorità" a una "cultura dell'impero". La vita è più grande di noi: dobbiamo reincoraggiare gli itinerari della minorità, del discepolato, per non cedere alla tristezza della cultura imperiale.
Olivero - ricordava Picco - ha detto di recente: è ora che i buoni di questo mondo s'incontrino per far camminare la bontà. Ognuno di coloro a cui sta a cuore l'accoglienza dovrà d'ora in avanti - come il bravo scout - pensare alla sua buona azione quotidiana, se vorrà slacciare il nodo del fazzoletto, la sera, senza vergognarsi per non aver assolto all'impegno preso.

 

Partecipanti: 

Massa Gian Lorenzo
Nicolini Giovanni
Serra Zanetti Paolo
Picco Claudio
Costa Stefano
Malaguti Maurizio

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