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Mar, 14/12/2010

I Martedì di San Domenico

Natale: epifania del mistero

conduce fra Giuseppe Barzaghi

musiche eseguite da Cantores ad Nives

 

Dio è geniale. Anzi, per dirla proprio bene, Dio è la stessa genialità. Perchè, se il genio è originale - visto che la parola che lo indica significa la nascita, il generare (geno) - Dio è l'origine di ogni cosa: dunque l'originalità e la genialità assoluta. E' capace di capovolgere le situazioni, insegnando il dritto con il rovescio e viceversa. Nella sua Epifania, mostra la grandezza del nascondimento nel nascondimento della grandezza. La sua superiorità infinita sta in questo e questa è la sua Supermanifestazione: manifestandosi supera la stessa manifestazione. Facendosi vedere, oltrepassa la visibilità: ci porta oltre la visibilità. E' la lezione per combattere la superbia: il tentativo di superare il nostro essere originariamente superati. Superbia è credere che il bene che possediamo venga tutto da noi; o che il bene che riceviamo sia dovuto al nostro merito; oppure vantarsi di ciò che non si ha; o peggio ancora, vantare la singolarità delle proprie doti attraverso il disprezzo degli altri. Insomma è un mettersi in mostra presentando la propria idiozia. Idiota è colui che è chiuso nel proprio (idios) nulla: esce dal nascondimento - dove dovrebbe restare - per mostrare la propria nullità plateale. Che genio! Il mistico, invece è il cantore supremo del nascondimento e l'ascoltatore più raffinato. E' la perfetta connaturalità del muto con il muto, che intende senza bisogno di spiegare. Anche il muggito animale, che non sa spiegarsi, tuttavia genera per onomatopea proprio il tema greco myo - taccio. E forse è il muggito del vento che soffiando all'orecchio lo evoca come danza degli spiriti beati e il diapason purissimo dei cori angelici. Il suono è il silenzio ultraterreno onorato nell'orecchio. Ascoltare il silenzio, o il risuonare del silenzio o nel silenzio. Nel silenzio, cioè nella calma: nel silere, come in sinere, cioè lasciare, tipico dell'abbandono. Oppure del silenzio, cioè della calma: la calma che penetra ogni cosa e si lascia vedere in ogni cosa, come suo ambiente. Si è affascinati dalla figura dei saggi. Devono possedere una delicatezza unica, tutto il loro portamento ne parla; ma soprattutto lo sguardo. E' uno sguardo istruttivo perchè istruito divinamente. Sa fissarsi perdutamente sull'invisibile mistero, oltre le visibili ragioni del nostro controllo: muta intrusione sacra tra eminenti ragioni obiettive.
fra Giuseppe Barzaghi o.p.

 

Partecipanti: 

Barzaghi Giuseppe
Cantores ad nives Ottetto

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