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Mercoledì all'Università
Musulmani in Italia
Storie di buona convivenza
Massimo Papa, che insegna Diritto musulmano a Bologna, presenta il libro di Luigi Accattoli (ISLAM Storie italiane di buona convivenza, EDB 2005), rilevandone un pregio essenziale: è un libro che squarcia il velo della paura e dell'indifferenza. Accattoli affronta l'Islam nella sua pluralità, non come il blocco monolitico che appare in televisione. Pluralità indiscutibile, e più che mai evidente presso gli immigrati, le cui nuove generazioni costituiscono una grande risorsa per costruire un Islam compatibile con le nostre società (ma anche tra le élite delle società musulmane c'è una forte richiesta di rinnovamento). Oggi si riconoscono tre modelli di integrazione: francese (laicità), britannico (pluralismo) e belga-tedesco (pluralismo a intermittenza). Ma, al di là di alcuni principi non negoziabili (l'ordine pubblico, ad esempio), occorre elaborare un patto di cittadinanza in cui siano chiari diritti e doveri reciproci. I principali problemi da considerare sono: democraticità e controllo moschee, riconoscimento festività, riti di sepoltura, laicità islamica. Per un musulmano (che vede nel Corano la parola diretta di Dio, il Dio fatto carta) è difficile la percezione della figura di Cristo, così come capire l'eucaristia e la transustanziazione, e concepire un Dio "padre" che interviene ex opere operato. A noi, invece, risulta difficile comprendere quanto per un musulmano sia determinante adempiere gli obblighi giuridico-religiosi. Ma dobbiamo e possiamo vivere insieme. Dunque non è più rinviabile un dibattito sereno e franco sull'argomento.
Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, racconta che il suo libro è nato dalla sensazione che la buona convivenza sia diffusa e frequente, ma che se ne parli troppo poco (i giornali non amano le storie positive). Alcuni episodi accadutigli lo hanno persuaso che fosse indispensabile prendere l'iniziativa, e dunque ha messo in moto il proprio mestiere, andando a dialogare con tanti immigrati, in situazioni molto diverse le une dalle altre e anche assai singolari (esempio: sindaco di un paesino dell'Abruzzo è un ingegnere di chiare origini siriane). Quattro storie tra le tante: 1. una donna immigrata dal Marocco a Torino, presto abbandonata dal marito con un figlio a carico, lavora e mantiene da sola il figlio, accetta con entusiasmo l'emancipazione femminile e il nostro modo di vivere (ha ricevuto, tra l'altro, più sostegno dalle donne italiane che dai connazionali immigrati) e nel contempo è legatissima alla sua fede (non sopporterebbe che il figlio cambiasse religione); 2. a Milano, un immigrato tunisino, in un grave momento di difficoltà, riceve aiuto da un parroco; per riconoscenza, va di tanto in tanto ad aiutare il vecchio sacrestano; muore il sacrestano e il parroco gli propone di assumerlo con regolare contratto; il tunisino, che pur aveva già un lavoro, dopo qualche esitazione accetta e svolge con grande precisione e delicatezza il suo incarico; 3. una giovane donna pakistana studia alla Pontificia Università Gregoriana; ha quattro figli e precedenti esperienze in Canada e in Francia; come si trova in un ambiente con tanti crocifissi? "Mi rallegro che c'è gente che ama Dio anche in Occidente."; 4. uno studente belga di origine turca, già laureato in Storia delle Religioni, frequenta anch'egli la Gregoriana (per comprendere a fondo il Corano reputa necessaria una buona conoscenza di ebraismo e cristianesimo); si dice sconcertato dal carattere secolare di Roma, che immaginava come la Mecca cristiana: "È una candela che illumina all'esterno ma non la propria base". Concludendo: una serie di aspetti sorprendenti colpiscono l'occidentale che faccia un piccolo sforzo di ascolto, un passo in direzione dell'immigrato musulmano. Il che è nello stesso tempo civilmente doveroso e spiritualmente assai utile.
Susan Chakrok testimonia la sua esperienza: espatriata dall'Iran con i genitori ai tempi della rivoluzione, cresciuta senza una particolare educazione religiosa, si è diplomata, si è trasferita in Italia, dove ha un buon lavoro. Nel 1990 incontra il Movimento dei Focolari di Chiara Lubich e la sua vita cambia: la scoperta del Dio-amore la fa tornare alle pratiche religiose (con grande stupore dei parenti), che vive come una preghiera continua (compreso il mese di digiuno), come un'occasione per aprirsi indistintamente agli altri. Il suo augurio è che il primo Simposio cristiano-musulmano, tenutosi l'anno scorso a Castel Gandolfo, rappresenti un importante incipit per il nuovo Islam illuminista e aperto al dialogo.


