Piazza San Domenico 12
40124 Bologna
tel. 051 581718
I Martedì di San Domenico
... ma liberaci dal male
Prevenzione e soccorsi nelle calamità naturali
Enzo Boschi, Presidente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, rileva che la Terra sembra progettata apposta per farvi nascere la vita, ma appunto per questo si sorregge su equilibri delicatissimi ed è fatalmente esposta a sommovimenti periodici. Oggi esistono strumenti per allestire sistemi di allarme sempre più efficaci, ma anche di recente - nonostante la buona volontà di Italia, Francia e Portogallo - non si sono fatti passi avanti concreti per un coordinamento internazionale, che sarebbe indispensabile. Il gravissimo terremoto del Kashmir - tra l'altro trascurato dal mondo occidentale - è un esempio lampante di come costruzioni anche moderne non tengano minimamente conto delle norme antisismiche. In Italia abbiamo intere zone con solo un 10/15 per cento di edifici costruiti a norma. Il caso di New Orleans conferma inoltre come, senza un`organizzazione di Protezione Civile, anche un Paese ricco e iperattrezzato possa trovarsi in gravissima difficoltà. L'Italia comunque è ben preparata (tranne che per gli uragani) e inoltre sta finalmente definendo una normativa valida su tutto il territorio nazionale. Nonostante ciò, bisogna onestamente riconoscere che non esiste una filosofia di base per la prevenzione e che unica risorsa è il lavoro e l'attenzione costante, magari a vantaggio delle generazioni future. Il Vesuvio, per esempio, è forse il più grave caso di protezione civile che esista al mondo: occorrono circa 7 giorni per spostare 600.000 persone. Per il momento non c'è alcun segno di risalita del magma, ma presto o tardi qualcosa accadrà. Prospettiva auspicabile: trasformare l'area ai piedi del Vesuvio in parco naturale.
Francesco Chiodo, che dirige l'Istituto Malattie Infettive dell'Ospedale Sant'Orsola, nota che le catastrofi biologiche sono numericamente inferiori a quelle geologiche e che non si fa un buon servizio creando allarmismi eccessivi, magari sotto la spinta di interessi condizionanti. Ciò detto, va però ricordato che le malattie infettive restano la seconda causa di mortalità nel mondo (la terza negli Usa) e dunque il progressivo smantellamento dei sanatori e la sottovalutazione della capacità di adattamento delle masse microbiche non fu una buona strategia. Il fatto è che virus presenti da secoli possono improvvisamente fare un salto di specie (dall'animale all'uomo) in presenza di forti mutamenti ambientali o di comportamenti sconsiderati quali forte promiscuità o mancato rispetto di minime norme igieniche. Che fare a quel punto? Sicuramente la vaccinazione impedisce l'incontro di due virus diversi e protegge i soggetti a rischio, ma la vaccinazione in sé non è una panacea, e anzi rischia di indebolire le generazioni successive. Le malattie infantili non sono vere malattie ma eventi biologici naturali, la vaccinazione generalizzata, estesa in particolare a tutti i bambini, sarebbe quindi un errore. L'attuale cordone sanitario è affidabile e funziona bene, le terapie farmacologiche sono invece scarsamente efficaci se non circoscritte a casi di contagio diretto. Bisogna perciò rispettare il più possibile l'ambiente e rammentare che nei confronti dei virus - parafrasando Darwin - non sopravvive il più forte ma chi sa adattarsi meglio.
Marco Salvioli OP, che insegna Storia della Filosofia Contemporanea presso lo Studio Filosofico Domenicano, rammenta che il male fisico non è un assoluto (non ha sostanza come una mela o una persona) ma viene ad aggiungersi su una base di bene, ovvero: non ci sarebbe mai, se non ci fosse prima il bene. Il male è dunque per noi un mistero, ma la rivelazione garantisce che è incastonato in un mondo di bene. Il Creato, benché sia ordinato e buono, non è perfetto: cammina, procede, e il male fisico è segno di quella imperfezione. L'uomo si fa allora collaboratore di Dio e la scienza viene chiamata a esser mezzo provvidenziale per contenere il male, che però non svanisce mai completamente. Gesù infatti non debella il male (e quindi non ci libera dalle calamità), bensì lo assume e lo porta con sé sulla croce. La fede ci dà la possibilità di vedere anche il male con gli occhi della croce.


