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I Martedì di San Domenico
Le passioni oggi - 1
L'ordine del cuore
Umori, emozioni, sentimenti, passioni
Dopo l'introduzione al tema delle passioni nell'aprile scorso (relatore Sergio Moravia), prende avvio il ciclo "Le passioni oggi", curato da Diana Mancini, che presenta il primo incontro ricordando lo spirito della proposta: interpretare le passioni perché ce ne venga indietro una ricchezza morale e non solo un'erudizione.
Roberta De Monticelli, docente di Filosofia Moderna e Contemporanea a Ginevra e ora anche a Milano, parte da una domanda: come mai si parla tanto, oggi, della vita affettiva? e si collega a un recente bestseller (L'errore di Cartesio di Antonio Damasio) per rilevare una diffusa insofferenza al dualismo anima/corpo, alla discutibile opposizione tra passioni e ragioni. Ma nelle questioni dell'anima è necessaria la massima esattezza possibile, per evitare il "problema del calderone" (tutti insieme gli stati d'animo, mischiati e confusi). Due sono le teorie tradizionali sull'affettività: la classico-funzionalistica (le passioni hanno razionalità pragmatica, sono utili alla sopravvivenza dell'individuo) e la vulgata freudiana (le passioni sono un tendere, un frutto di pulsioni fondamentalmente inconsapevoli e incontrollate). Anche la seconda tuttavia, pur rendendo conto dell'elemento disfunzionale, non spiega - al pari della prima - le passioni gratuite, che soltanto una teoria del sentire a due facce (da una parte il tendere, il conatus, dall'altra il sentire recettivo, il recepire una qualità di valore) prende propriamente in esame. Un sentire che, inteso nella sua pienezza, comporta un'apertura al vero nei confronti di sé, perché è attraverso il sentire che noi siamo dati a noi stessi. Assecondando una lettura fenomenologica, si può allora ipotizzare una stratificazione dell'affettività: strato sensoriale (cinque sensi, "ti va un caffè?"), strato vitale (umori, "come ti senti?") strato personale ("chi/cosa ami? chi sei?"). Evidentemente il vero incontro con se stessi lo si ha solo al terzo strato, dove si collocano i sentimenti (= disposizioni dotate di una certa permanenza che vanno insieme a un certo atteggiamento). Sentimenti che però rispondono a un "ordine del cuore", ovvero a una scala di valori non astratta, a un sistema personale di priorità di valori. In tale orizzonte è possibile distinguere tra emozioni e passioni, entrambe determinate da un poderoso emergere delle tendenze, da un motus animi che rivela i sentimenti di una persona: le prime appaiono risposte reattive e involontarie a eventi del mondo esterno, le seconde si accompagnano a un comportamento, ovvero coniugano il tendere a una disposizione del sentire.
Le passioni sono quindi qualcosa di talmente legato al volere da essere il volto concreto dell'individuo, la sua fisionomia: sollecitando costantemente il decisore che noi chiamiamo "io", costituiscono infatti le principali motivazioni del nostro volere. Di qui l'eterno dilemma: le passioni sono razionali o no? L'impressione di essere posseduti, trascinati etc. sembra spesso fornire un controargomento alla teoria del libero arbitrio, un'idea della malvagità come debolezza della volontà. L'esempio della Medea ovidiana ("video meliora proboque, deteriora efficio") testimonia di un pericolo, l'eccesso di desiderio, quando il volere e il sentire si scollano e si è spinti ad agire contro il proprio ordine del cuore, e quindi a un "morire" affettivamente. Ma non si può parlare di una forza "cieca" che s'impossessa della volontà: perché un motivo, a differenza di una causa, deve sempre passare da un avallo.


