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Mercoledì all'Università
Liberi di crescere
L'educazione come fattore liberante
Maria Teresa Moscato, che insegna Pedagogia Generale a Bologna, spiega che si può partire dalla libertà oppure si può far crescere la libertà. La seconda opzione rispecchia meglio la spaziotemporalità dell'essere umano, il suo nascere e svilupparsi in un contesto. Un soggetto non può scegliere significati che non gli siano stati proposti: è necessario dunque che la proposta di significati venga fatta (non siamo destinati alla bontà, l'educazione migliore non è affatto la non-educazione). Accanto alla proposta deve esserci la relazione, quel dinamismo fisiologico che scatta quando adulti e bambini vivono insieme. Dunque è dannoso per il processo educativo separare i bambini dagli adulti (anche la quantità di tempo trascorso insieme ha valore, non solo la qualità) così com'è dannoso esaltare gli obiettivi cognitivi a danno della relazione. La libertà si costruisce come capacità umana. L'educazione, d'altronde, non è automaticamente buona: se non viene fornito un modello alternativo, non essendoci possibilità di scelta, non c'è vera educazione. Ma appunto la libertà non è già in atto, è qualcosa che deve crescere, deve svilupparsi nel passaggio intergenerazionale di quelle "figure" mediante le quali noi prevalentemente educhiamo (molto più che mediante "concetti").
Ivo Colozzi, che insegna Sociologia a Bologna e funge da moderatore della serata, nota che in effetti spesso gli adulti non sanno cosa proporre, ci si muove in una società eticamente neutra e questo determina notevoli difficoltà di maturazione nei giovani. Mettere in crisi l'educazione significa quindi mettere in crisi la libertà?
Fabrizio Valletti SI, per 18 anni al Centro Poggeschi di Bologna, da 5 parroco di frontiera nel quartiere napoletano di Scampia, fa riferimento alle sue recenti esperienze (in particolare al problema delle ragazze che partoriscono a 13-14 anni) e osserva che prima di tutto è necessario liberarsi da tutto quel che impedisce al bambino di arrivare a giudicare autonomamente la realtà: certe conoscenze vengono impedite quando nel processo di apprendimento ci sono dei blocchi (emotivi, di relazione violenta) che forniscono una pre-comprensione deviante. In casi come questi, veramente, "si nasce in carcere", la realtà non viene avvicinata e conosciuta se non attraverso un contesto fuorviante. Indispensabile è allora ri-costruire processi educativi in cui si arrivi ad avere una competenza (= capacità di fare qualcosa), una competenza su cui fondare una responsabilità, e da lì avvicinarsi a qualcosa che vale (per la sua bellezza, per il suo essere buono). Solo dopo questa fase si può arrivare al modello dell'autonomia, che significa innanzitutto non temere l'autonomia, propria e degli altri, e che include perfino la possibilità di scegliere di "perdere" (come accade a Gesù: l'autonomia della croce).
Edoardo Patriarca, responsabile Forum Terzo Settore, rileva, in quanto papà e in quanto educatore (scoutismo cattolico), una preoccupante deriva del silenzio: liberismo e individualismo, suggerendo l'idea che si può crescere da soli, hanno a poco a poco escluso l'altro da una relazione gratuita, che non sia cioè scambio economico. Elemento devastante è anche il prevalere di un modello sociale frammentato a scapito della cultura dei legami. E invece libertà è crescere insieme, è premura, è cura dell'altro: non solo "libertà da" ma anche "libertà per" (il bene). Preoccupante pare inoltre la difficoltà che hanno gli adulti, più ancora dei giovani, nello svolgere il loro ruolo, l'aridità con cui affrontano il dialogo con le nuove generazioni, l'incapacità di "benedire" (dire che qualcosa va bene e non solo e sempre lamentarsi). Per educare alla libertà occorre perciò concentrarsi su quattro possibili obiettivi: 1. sconfiggere l'analfabetismo delle relazioni (educazione all'amore, ai sentimenti); 2. recuperare la dimensione spirituale ("Non di solo pane..."); 3. recuperare la dimensione del limite (ricordarsi che s'invecchia, ci si ammala etc.); 4. recuperare la dimensione della memoria, delle radici (solo se mi ricordo che sono stato generato e allevato posso sentirmi libero, sentirsi debitori di un affetto può spingere a produrre e fornire nuovo affetto). La parabola del figliol prodigo - grandioso esempio di libertà reciproca - c'insegna l'enorme valore della libertà dell'altro, idea invece che non è compresa nella logica del possesso. Questa grande "novità" dell'Occidente (il figlio è altro da me, non è una mia proprietà) va continuamente ribadita e riscoperta - oggi più che mai.


