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  • Anno Sociale 2003 - 2004
Mar, 30/03/2004

I Martedì di San Domenico

Sorella acqua - 3

Le acque di Bologna

Risorse, usi e pericoli

 

Giovanni Tamburini, Presidente Hera Bologna, introduce l'ultimo incontro del ciclo "sorella acqua" ricordando che un discorso intorno a Bologna città d'acqua induce a una riflessione non solo tecnica ma di indubbia rilevanza sociale.
Angelo Zanotti, storico, fa notare che, mentre quasi tutte le città sono attraversate da corsi d'acqua, Bologna - caso unico - si trova in un'area equidistante tra due corsi (Reno e Savena). Questa particolarità ha forse sollecitato l'industriosità dei bolognesi (già alla fine del '500 si portava a esempio in tutta Europa lo smaltimento delle acque reflue in Bologna), che si concretizza in sei sistemi di distribuzione idraulica: 1. acquedotto romano, recuperato a fine '800 e tuttora funzionante; 2. torrente Aposa, in due rami, utilizzato per alimentare mulini; 3. canale di Savena, ricavato con un cavedone nel 1176, affiancato da nuovo canale S. Ruffillo riservato ai tintori; 4. canale di Reno, già esistente nel 1000, con numerosi usi nel corso dei secoli; 5. la Remonda-Valverde, dal '500 per portare acqua alla fontana del Nettuno; 6. pozzi privati e pubblici. Ulteriore testimonianza di questa vocazione "acquatica" sono i numerosissimi toponimi.
Giancarlo Leoni, Direttore Divisione Reti Hera, spiega che oggi l'acqua di Bologna proviene sia dalla montagna (Sasso Marconi, già in uso presso i Romani) sia dalle falde profonde (5 grandi centrali di pompaggio con 10/15 pozzi): le acque dunque si mescolano e il fatto di non avere una sola fonte garantisce contro siccità e calamità. Il bolognese preleva in media 258 litri al giorno (170 per uso domestico) di cui beve solo un litro. Ma l'acqua deve essere potabilizzata (ragioni igieniche) e inoltre è molto più controllata di qualsiasi minerale in bottiglia (la presenza di cloro - disinfettante - è necessaria perché l'acqua viaggia attraverso 7000 km di tubature). Ci sarà sempre acqua a Bologna? La risposta potrebbe essere sì, ma è bene prevenire, riducendo le perdite delle condotte (che sono comunque sotto la media nazionale), riducendo i consumi superflui individuali e non, progettando nuovi sbarramenti per aumentare le riserve.
Ferruccio Melloni, Segretario Autorità di Bacino del Reno, premette che la vera tragedia è quando l'acqua è poca e passa poi a esaminare il suo opposto, ovvero il rischio idraulico. Sostanzialmente la rete idrografica bolognese ha una pericolosità intrinseca non elevata, ma negli ultimi decenni si è costruito sempre di più vicino ai fiumi (soprattutto insediamenti industriali) e questo significa maggiore esposizione. Uno dei problemi è la capacità di smaltimento della rete idrografica, limitata inoltre da un eccesso di artificializzazione (argini) che influisce anche sull'ambiente. In prospettiva: pianificare interventi per governare le acque attraverso casse di espansione, recuperare il più possibile il concetto di unitarietà del corso d'acqua, non costruire più nulla vicino ai fiumi.
Emilio Rubbi, Presidente Consorzio Bonifica Renana, sottolinea la nuova sensibilità per l'argomento "trattamento delle acque" (dieci anni fa un incontro come il presente era impensabile) e conferma l'auspicio che l'acqua diventi elemento di progresso economico e sociale. Illustra poi alcuni progetti e realizzazioni della Bonifica Renana (tra cui il "tubone", che porta l'acqua dal nord al sud, dal basso all'alto) e invita a guardare in faccia il problema della subsidenza: occorre ridurre l'emungimento dell'acqua dal sottosuolo e insieme fare nuovi invasi per garantire riserve nei momenti in cui l'acqua scarseggia. Occorre, in generale, un soprassalto di intelligenza e di volontà, e anche da parte della popolazione deve venire un incitamento a guardare al lungo periodo.

Partecipanti: 

Giancarlo Leoni
Ferruccio Melloni
Emilio Rubbi
Giovanni Tamburini
Angelo Zanotti

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