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I Martedì di San Domenico
L'Annuncio di Cristo e il tempo presente
all'alba del Terzo Millennio
Il primo incontro della nuova stagione sociale 2002/2003 è stato dedicato alla riflessione sulla dialettica tra la Parola e la realtà presente. Maurizio Malaguti ha introdotto l'intervento del teologo monsignor Piero Coda, con una riflessione su quale sia il senso del messaggio evangelico nel tempo presente. Cristo ha assegnato all'uomo, pur conoscendone le infinite debolezze, il compito di essere suo testimone. Ma la testimonianza passa attraverso la vita, il luogo dove va messo in pratica l'Annuncio. Ribadisce più ampiamente il concetto mons. Coda, che parte proprio dalla difficoltà da parte del cristiano di essere coerente con la propria fede, di vivere il Vangelo, per dare inizio al suo intervento.
L'uomo è "inchiodato" a Cristo dal e nel battesimo, che è nascita e resurrezione. Coda cita a tal proposito una lettera di Dietrich Bonhoeffer, del 1944, indirizzata a un bimbo che dovrà essere battezzato. Nella lettera egli scrive che, durante la cerimonia, anche la comunità dei credenti è rimandata all'origine della sua fede dalle parole antiche del battesimo, parole che rimandano quasi profeticamente al tempo in cui il mondo sarà da esse rinnovato. La parola, continua mons. Coda, è come il seme evangelico, e come il seme darà frutto se il terreno gli sarà favorevole. Oggi le sfide per chi vuol seguire Cristo sono più di una: la sfida dell'essere persone, la sfida della convivenza e la sfida della mondializzazione policentrica. La prima sfida coinvolge la dialettica tra dover fare/dover essere, poter fare/poter essere: termini di riferimento quotidiani nella costruzione della personalità dell'uomo di oggi e ancor più di chi vuol abbracciare un messaggio di rottura come quello proposto da Cristo. Sulla seconda sfida chiunque potrebbe portare testimonianza: oramai siamo gomito a gomito con realtà che solo ieri ci sembravano lontanissime e stare insieme nella condivisione è spesso il risultato di grandi sforzi per venirsi incontro. La terza sfida infine appare più astratta, ma significa solo tentare, sforzarsi di non realizzare una globalizzazione centrifuga. L'intervento di mons. Coda ha anche toccato il tema spinoso della dottrina sociale della Chiesa: è intollerabile assistere allo stillicidio dei fratelli più poveri senza pretendere per loro la giustizia sociale cui hanno diritto perché uomini, perché nostri fratelli.
Tra i numerosi temi che il relatore ha sapientemente illustrato, spicca un tentativo di "fanta-teologia": cosa potrebbe essere la Chiesa del futuro? L'occidente, negli ultimi duemila anni, ha messo in rilievo uno degli elementi del messaggio cristiano: la salvezza dell'individuo. Si tratta ora di mettere in rilievo la relazione. Salvare la relazione. Forse la Chiesa del futuro partirà da questo e avrà un'identità nuova, non più solo o prevalentemente occidentale.
Cristo fa eguaglianza senza cancellare le differenze positive, ma rendendole ciò che sono, ovvero un reciproco arricchimento. "C'è la possibilità!" dice Coda. Andare verso l'incognito, lo sconosciuto, perché il Vangelo sia recepito e vissuto dalle culture di tutti i popoli. Imparare a pensare insieme. E chiude con una citazione da Sergeij Bulgàkov, un dubbio e insieme un atto di fede che pare adattarsi perfettamente alla nostra epoca: "Non sarà che il tempo presente, così piagato di problemi, non è altro che un'ombra gettata da Colui che viene?".


