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Mar, 08/01/2008

I Martedì di San Domenico

La Cina cerca Dio?

Non era certo una domanda retorica quella sulla quale abbiamo convocato nel Salone Bolognini, insieme a un uditorio particolarmente attento e qualificato (ha animato il dibattito con una decina di interventi), tre esperti del calibro di Ilaria Maria Sala (vive in Cina da 15 anni ed è l'autrice de Il Dio dell'Asia), Agostino Giovagnoli (docente di Storia contemporanea, ha appena pubblicato Chiesa cattolica e mondo cinese tra colonialismo ed evangelizzazione) e Gerolamo Fazzini (condirettore di Mondo e Missione ed editorialista di Avvenire), quest'ultimo gentilmente prestatosi a fare da moderatore. L'esistenza di una ricerca religiosa in Cina, ha chiarito subito Fazzini, è stata recentemente stimata dall'università di Shanghai in trecento milioni di "affiliati" a una qualche religione: dal cristianesimo (soprattutto evanglici), alle tre religioni tradizionali (taoismo, confucianesimo e buddhismo), fino all'islam. Fermo restando che il "partito" non ha certo allentato il proprio capillare controllo sulle istituzioni religiose, sta di fatto che templi, moschee e chiese appaiono oggi pieni di "praticanti". Tra le cause, ha proseguito Sala, di questa rinascita vanno certamente annoverate la disillusione ideologica rispetto agli ideali del comunismo, una certa insoddisfazione per il clima economico-sociale generato dal "turbocapitalismo", ma anche la maggiore libertà che lo stato, a partire dal 1997, ha lasciato ai cittadini nella sfera privata, e dunque anche nelle scelte religiose. Del resto, l'ateismo degli ultimi cinquant'anni ha costituito un'eccezione a fronte di una secolare tradizione multireligiosa (oltre che multietnica e multiculturale): per un cinese era "naturale" aderire alle religioni della tradizione, tutte in grado di comprendere in se stesse anche la condizione del sovrano come "figlio del Cielo", intermediario supremo tra questo mondo e il Soprannaturale (e infatti le difficoltà, in passato, sorgevano piuttosto verso cristianesimo e islam, appunto a causa del loro monoteismo). In questo contesto, secondo Giovagnoli, va collocata la specifica vicenda dei cattolici cinesi. Eredi di una storia missionaria che si mischia alle vicende coloniali, essi a partire dal 1949 hanno conosciuto la persecuzione, inaspritasi con la "rivoluzione culturale". Eppure la loro fede ha cercato con tenacia le strade possibili in quelle condizioni, e accanto a quelli che hanno scelto la clandestinità, spesso pagando col martirio, eccone altri (la cosiddetta Chiesa patriottica) accettare di percorrere una strada diversa da quella della comunione col papa, ma senza approdare allo scisma. Anzi: la loro lenta, graudale, indiretta, silenziosa ricerca del riconoscimento da parte della Santa Sede, ha posto le premesse per far fallire l'obiettivo del regime, che era appunto separare i cattolici cinesi dagli altri. E oggi, come mostra la lettera che Benedetto XVI ha inviato a tutti i cattolici cinesi la scorsa estate, la Chiesa cattolica in Cina sta tornando sostanzialmente una: ciò che renderà forse più facile, per i cinesi "in ricerca", incontrare il Dio di Gesù Cristo.
Guido Mocellin

 

Partecipanti: 

Fazzini Gerolamo
Giovagnoli Agostino
Sala Ilaria Maria

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