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seminario
in collaborazione con Provincia di Bologna
Strutture in conflitto e architetture di pace - 3
Il dopo conflitto: etica della ricostruzione
Osama Hamdan, architetto-restauratore in Palestina, sintetizza le difficili condizioni della Conservazione dei Beni Culturali nei territori palestinesi (60 per cento in abbandono, mancanza di personale e di preparazione tecnica, continue difficoltà per divisione in zone anche degli stessi siti archeologici, scavi clandestini e traffico illecito etc.) ma nel contempo illustra un esempio - Sabastiyah (Cisgiordania) - in cui un lavoro progressivo di ricerca, rilievo, scavo, ripristino e soprattutto comunicazione e coinvolgimento della popolazione hanno ottenuto non solo un cantiere dove nessuno osa rubare ma anche un piccolo ma significativo successo nella costruzione della pace.
Sergio Pratali Maffei, architetto-restauratore che insegna a Trieste, prende in esame il recente conflitto nell'ex Jugoslavia ove si sono consumati veri e propri "urbicidi" (obiettivo: distruzione identità culturale) e fa notare che quella della ricostruzione è ormai un'industria (si distrugge calcolando già i proventi della ricostruzione), che però non ricostruisce i rapporti precedenti il conflitto, non ricuce lo strappo, non ristabilisce la fiducia reciproca. Importante: lavorare dal basso, con la popolazione, farli incontrare tra loro, metterli tutti intorno a un tavolo.
Eugenio Vassallo, architetto-restauratore che insegna a Venezia, cita Benjamin (ogni testimonianaza è sempre e costantemente anche testimonianza di barbarie) ed esamina infine una situazione non propriamente bellica (il dopo terremoto in Irpinia) e quel senso dell'attesa, della precarietà che spesso non si esaurisce nemmeno a ricostruzione ultimata, perché le relazioni intanto si sono assestate in modo diverso etc. Occorre dunque portare particolare attenzione alle relazioni che si stabiliscono in situazioni di emergenza e ricordare che l'architettura di pace è in ogni luogo, in ogni dove.


