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Mar, 15/03/2005

I Martedì di San Domenico

Il corpo di Antigone

Genealogie femminili

 

Nei dintorni dell'8 marzo, il CSD affronta il tema del "femminile" dedicando una discussione alla figura di Antigone e del suo corpo.
Angela Maria Andrisano, che insegna Letteratura greca e Drammaturgia classica a Ferrara, ripercorre le innumerevoli varianti del mito rivisitato, con la sottolineatura novecentesca del contrasto Antigone-Creonte, rammentando che è propria del mito (e dunque della tradizione occidentale) la capacità di assumere significati e cambiare forma epoca dopo epoca, trasformandosi in racconti diversi. Già il testo di Sofocle è una riscrittura e comunque va considerato tenendo presenti gli usi teatrali dell'antica Grecia: chi interpretava Antigone era un uomo e indossava una maschera, al pari degli altri attori, e dunque gli accenni alla corporeità di Antigone dovrebbero trovarsi nel testo. Al contrario, non si riscontra in Sofocle una costruzione verbale del corpo di Antigone, e anzi i riferimenti linguistici alludono a un corpo chiuso, a un personaggio predestinato all'al di là. In Euripide il riferimento è addirittura esplicito: Antigone è la baccante dei morti, è personaggio cui sono concesse solo nozze con Ade e nell'Ade, il suo corpo è votato alla verginità. Antigone (il cui nome significa "colei che contrasta la propria attività riproduttiva") canta il suo destino incestuoso e solo pretende di non covare il nido vuoto del fratello, di dare sepoltura al corpo di lui (non di un marito o di un figlio, sostituibili, ma di un insostituibile fratello). D'altronde, abbraccia il promesso sposo Emone quando questi ha compiuto il suicidio: un amplesso di morte, il suo, che ci fa appunto immaginare come Antigone prenda finalmente corpo nel momento in cui la vita l'abbandona.
Adriana Cavarero, che insegna Filosofia Politica e Storia della filosofia antica a Verona, richiama Hegel che vede nell'inconciliabilità la cifra della tragedia: Creonte, che rappresenta la polis, la civilizzazione, si contrappone ad Antigone, che rappresenta l'organizzazione per famiglie (più che famiglia, però, si tratta di "ghènos", che ha che fare col generare, appunto con il corpo). Ma il femminile generante, nel ghènos di Antigone, è Giocasta, in una famiglia strettamente endogamica, incestuosa - tant'è che la svista di Freud è parlare di complesso di Edipo quando sarebbe stato più opportuno parlare di "complesso di Giocasta". Sta di fatto che il corpo consanguineo è un corpo eccessivo, deve essere liquidato perché la cultura della polis possa andare avanti: il pubblico della tragedia veniva rassicurato dal fatto che Antigone muore, che non può generare. Antigone è quindi figura simile alle Amazzoni (che decoravano il Partenone), la rappresentazione di un femminile tremendo, che viene affrontato e sconfitto. La sorella Ismene non muore, perché è il doppio del femminile, che lascia l'ambito delle "terribili madri" e viene addomesticato nell'ambito maschile. Il corpo pre-politico, consanguineo, di matrice femminile, si sdoppia dunque in Ismene (mansueta, madre) e in Antigone (irriducibile al potere patriarcale). Ma Antigone, più che una resistente (come spesso la si legge), rappresenta in Sofocle qualcosa di profondamente anti-politico. La polis, per avere una storia, deve liquidare ciò che la contrasta, e per far ciò deve neutralizzare le leggi non scritte, deve placare Diche (separatrice tra il regno dei vivi e il regno dei morti), invocata da Antigone. E infatti Creonte, pur schiantato dalla tragedia, accetta infine di seppellire Polinice e anche Antigone. Il Regno delle Terribili Madri non deve continuare. E Tebe, di cui Creonte rimane comunque Signore, ritrova la quiete.

 

Partecipanti: 

Andrisano Angela Maria
Cavarero Adriana

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