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Mar, 23/11/2004

I Martedì di San Domenico

con il patrocinio di Provincia di Bologna

 

Idealità e pratica politica

Cento anni di Giorgio La Pira

 

Salutato da Valeria Cicala, che ringrazia per il patrocinio la Provincia di Bologna e sottolinea l'importanza di ricordare ai giovani figure esemplari del recente passato, prende avvio un commosso ricordo-rievocazione di Giorgio La Pira e della sua opera da parte di tre persone che ebbero modo di conoscerlo e di stargli a fianco.
Angelo Scivoletto, sociologo all'Università di Parma, ricorda la sicilianità di La Pira e insieme il suo grande innamoramento per Firenze ("Caro Pugliatti, motivi soprannaturali mi dicono di fermarmi a Firenze"), per una città che trasformò, a partire dal 1951, in "città degli incontri" (unica municipalità che prevedeva impegni e spese di politica estera) e da cui si congedò politicamente nel 1965 quando si sentì dato per scontato come sindaco (capolavoro di ascetismo e di distacco). Il trasporto e la spontaneità cristiana trovavano in lui un interprete capace di grande concretezza ("io sono ragioniere") e insieme di progetti arditi (la comunione dei popoli, il superamento dei blocchi Est-Ovest, l'eliminazione della guerra come strumento politico). L'instancabile viaggiare di La Pira era una poesia di confusione che produceva però risultati enormi (la sua bozza di accordo con Ho Chi Min fu utilizzata, otto anni dopo, nei negoziati Usa-Vietnam). L'anno 1945 - con la res nova dell'atomica, con l'ipoteca tragica che pesa sull'intera Umanità - è il momento chiave della sua vocazione di "sindaco della pace": ciò che fece in seguito va considerato non come l'opera irripetibile di una persona eccezionale né come un agire di altri tempi, ma come esempio pratico, riproducibile, come tappa di un cammino obbligato, perché "tutto converge piano piano nella pace dei popoli". La Pira può essere oggi ritenuto un modello per i politici del futuro.
Don Renzo Rossi, già missionario in Brasile, ricorda in La Pira l'uomo dalla grande fede, dalla grande speranza, dalla immensa carità: l'uomo della gioia. La sua era un'esperienza biblica trasmessa in senso politico, e la preghiera ne costituiva una parte essenziale, tanto che lo si può definire un contemplativo nell'azione. Una fede a volte faticosa la sua, perché vissuta assumendo in prima persona la sofferenza che gli veniva da fuori. Significativo e più che mai coerente fu dunque l'incessante prodigarsi per i poveri e i disoccupati ("non lascerò senza difesa la parte debole di questa città"), un modo di interpretare il suo ruolo di primo cittadino che lasciava spesso interdetti. Montanelli (che non comprese mai pienamente La Pira) sosteneva che per fare il sindaco di Firenze occorreva o un pazzo o un santo. Ebbene: La Pira riusciva a mettere insieme la santità e la pazzia. La sua grande capacità di sogno (ma ben concreto: vedi Vietnam, Algeria, Palestina...) ne ha fatto un personaggio che - al pari di don Milani - non si esaurisce mai, ci precorre sempre. Don Carlo Zaccaro, dell'Opera Madonnina del Grappa di Firenze, descrive la risposta personale di La Pira a Dio, che lo chiama, lo aggredisce, lo afferra (esperienza mistica, Pasqua 1924), e il conseguente ascetismo, la scelta di vita monastica contornato dai domenicani a San Marco. Il suo agire, in effetti, era frutto della contemplazione. La Pira ha sempre avuto chiarissima coscienza di una missione personale ricevuta da Dio: volle essere laico per essere missionario nel mondo. Per lui servire il povero era come celebrare l'eucarestia (non quindi assistenza, ma sacramento). Nonostante i suoi numerosissimi viaggi, raramente mancava a due appuntamenti: il sabato sera alle carceri e la domenica mattina alla messa dei poveri in San Procolo. Le sue malattie improvvise, inspiegabili, testimoniano di una sofferenza misteriosa che La Pira attraversava per poi tornare alla sua sociologia: "ogni persona è un fine". Apostolo della resurrezione ("Se Cristo è risorto, che avete paura?"), profeta in politica (ateismo tallone d'achille del comunismo, zone "calde" in cui operare per la pace), La Pira non risparmiava energie e parole di conforto, anche nei momenti più difficili; per i quali - citando Rostand - amava ripetere: "Quanto più fonda è la notte, tanto più vicina è l'aurora".

 

Partecipanti: 

Rossi Renzo
Scivoletto Angelo
Zaccaro Carlo

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