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Mercoledì all'Università
Dalla fede alle opere
L'impegno dei laici cristiani nel mondo
Enrico Morini, che insegna Storia delle Chiese orientali a Bologna e presiede la commissione per l'ecumenismo della Diocesi, ricorda che la "Settimana per l'unità dei Cristiani" è un'iniziativa recente (circa 50 anni fa), quando dall'autocompiacimento per la pienezza della verità si è passati al dolore, allo strazio della separazione. Ogni confessione cristiana ha una sua mistica, una sua passione: per il successore di Pietro (cattolici), per l'integrità, l'illibatezza della fede (ortodossi), per la libertà (protestanti). In particolare la chiesa ortodossa, che è una chiesa essenzialmente ascetica, non si è mai posta veramente il problema del rapporto tra fede e opere, perché tutta tesa a predicare - anche per i laici - una spiritualità monastica, una cooperazione tra Dio e l'uomo per una salvezza che si raggiunge vincendo la natura umana, mortificandone l'animalità. Sono forti le resistenze reciproche, plurisecolari chiusure determinate in buona parte dalle "forme" della fede. L'approccio culturale - venire a conoscenza delle diverse tradizioni - può e deve quindi essere un passo verso il superamento della divisione, che è una blasfemia vissuta, in quanto negazione delle tre ipostasi.
Sergio Ribet, pastore della Chiesa valdese metodista di Bologna, ricorda come molte volgarizzazioni classifichino tra i "laici" Kant, Mandela, M.L. King, e altri, che sono invece cristiani e praticano un vero e proprio apostolato, senza tuttavia essere minorati "professionalmente" dalla loro appartenenza attiva a una confessione. Un laico (valdese ma anche di altre confessioni riformate) può somministrare sacramenti ed esercitare funzioni che tra i cattolici sono riservate ai ministri di culto. Per cui sono numerose le figure memorabili di apostoli laici: Albert Schweitzer. Giuseppe Gangale (glottologo e filosofo calvinista), Paul Ricoeur, Valdo Spini, Dag Hammarskj�(svedese, Segretario Generale ONU negli anni '50, di cui si è scoperto dopo la morte un diario luterano profondamente spirituale). Attualmente, in area protestante, la riflessione sulla teologia del laicato sta procedendo verso una riattualizzazione del ministero dei credenti, e dunque anche verso iniziative concrete di incontro con le altre confessioni.
Franca Spinozzi, nota docente bolognese di religione cattolica, dichiara di non aver mai vissuto i rappresentanti delle altre confessioni come dei "separati", ma sempre con la preghiera che i doni di ognuno diventassero profezia per gli altri. L'esempio di Taizé, da una parte (dove l'unità è vissuta senza tanti discorsi), e di Dossetti, dall'altra (che invitava a essere sentinelle del Signore, a contestare ma anche a studiare e a "stare in ginocchio" - se si è cristiani), forniscono una precisa indicazione per il cammino nella comunione. Potrebbe allora essere opportuno darsi appuntamento a maggio oppure a ottobre, quando la Settimana è lontana, per cominciare a realizzare l'unità che vuole Dio. Basta con i cristiani che gridano la propria (superficiale) appartenenza: occorre una testimonianza silenziosa, non certo nascosta bensì operosa e franca.


