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Mercoledì all'Università
in collaborazione con Centro missionario diocesano, Bologna
Acqua
Bene comune dell'umanità
Il giorno 17 novembre si è svolta presso l'università di Bologna la conferenza lancio del percorso missionario diocesano, "Mission is possible". Il tema era "acqua bene dell'umanità". E' interessante e piacevole vedere come tale argomento raduni tantissime persone, sia giovani che meno giovani, perché pone subito in evidenza che non si sta parlando di sciocchezze ma di qualche cosa che tocca le corde profonde dell'animo di molte persone, oltre al fatto che tematiche di così grande rilievo stiano risvegliando le coscienze di molti. I relatori (Guido Barbera, presidente del cipsi, e Corrado Oddi: Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua, con moderatore Andrea Segrè: Preside della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna) hanno ben chiarito che spesso vediamo e viviamo l'acqua come "bisogno", mentre è un "diritto" inderogabile di tutta l'umanità e non solamente di pochi ricchi. Questo è stato dimostrato dagli errori passati, come quello dei paesi poveri che pur di avere l'acqua sono stati disposti a pagarla, incrementando così il mercato di quel bene primario che non può essere reso merce, perché l'economia del mercato è fallace. Attualmente invece, ci fanno credere che tale materia prima sia una necessità e che per soddisfarla sia obbligatorio privatizzarla e per tanto pagarla. Quindi solo i pochi privilegiati ricchi potranno permettersi acqua pulita. Questo meccanismo mira solo ad incrementare il mercato, a vendere per aumentare la ricchezza di chi già possiede. Invece le sfide di oggi ci pongono davanti un'inversione di rotta, da un consumismo così sfrenato tale da non aver risparmiato ciò che sarebbe stato impensabile vendere, come l'acqua, ed un possessivismo forte, ad una condivisione di quello che la terra ci dona. Spesso ci viene detto che prima o poi le risorse finiranno, pertanto dobbiamo risparmiare le materie prime, tra cui pure l'acqua, per poterne lasciare anche a chi ci sarà dopo di noi. Evidenziavano invece i relatori, che per quanto riguarda l'acqua, il problema non né nella mancanza delle risorse, ma su come le distribuiamo. Attualmente 884 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, e che più di 2,6 miliardi di persone, soprattutto bambini, non dispongono di postazioni mediche di base. Secondo le organizzazioni umanitarie, sono circa 2 milioni i bambini che ogni anno nel mondo muoiono di sete o dopo malattie contratte per aver bevuto acqua non potabile, che non possono essere curate per la mancanza di servizi sanitari accessibili. Pertanto acqua ce n'è per tutti, ma è mal distribuita o mal depurata. Qui entra in gioco la responsabilità di ognuno, le scelte etiche e morali che ognuno decide di attuare. Essendo poi una comunità ormai aperta e globale (non più singoli stati troppo distanti per interagire l'uno con l'altro), le azioni di un paese ricadono su un altro, le scelte politiche, etiche di uno stato, per forza producono benefici o svantaggi in un altro. Allora ognuno di noi deve interrogarsi da quale parte decide di stare..che scelte vuole operare nella sua vita.. Se parliamo poi di acqua come bene "comune", evidenziava Barbera, dobbiamo pure ripensare al fatto che le scelte su questa materia dovranno essere comuni, condivise. Spesso invece si vedono decisioni prese "individualmente", come se le decisioni sull'acqua dovessero essere prese da pochi..che se lo "possono permettere". Non demandiamo però tutte le decisioni, le scelte ai capi politici, perché ogni singolo cittadino può fare qualcosa, cambiare le prospettive..i più grandi cambiamenti della storia sono venuti dal basso..


